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Presentato Rapporto Ifad sullo sviluppo rurale

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I redditi di 2,5 miliardi di persone nel mondo dipendono ancora direttamente da piccole aziende agricole che producono l’80 per cento dei cibo consumato in Asia e nell’Africa sub-sahariana, per questo motivo concentrarsi sullo sviluppo agricolo e rurale è essenziale, ma per sconfiggere la povertà servono anche politiche e investimenti mirati a trasformare le aree rurali dei paesi in via di sviluppo.

 

È il messaggio di fondo che emerge dal Rapporto sullo sviluppo rurale 2016, pubblicato dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presentato alla Farnesina alla presenza, tra gli altri, del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni; del Vice Ministro dell’Economia, Enrico Morando; del Presidente dell’Ifad, Kanayo Nwanze; del Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo, Pietro Sebastiani; del Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), Laura Frigenti.

 

Lo sviluppo rurale, ha affermato Gentiloni commentando il rapporto, “è una sfida decisiva per il futuro dei paesi in via di sviluppo e per il destino di centinaia di milioni di poveri nel mondo. L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha fra i suoi obiettivi quello di raddoppiare la produttività e il reddito dei produttori nelle aree rurali e rappresenta una sfida decisiva, visto che i tre quarti delle persone che vivono in condizioni di povertà e insicurezza alimentare vivono nelle aree rurali", ha detto il ministro, aggiungendo che "non si può uscire dalla povertà solo attraverso l'urbanizzazione, altrimenti il rischio è di creare nuovi squilibri e tensioni". Diventa quindi decisivo "puntare sull'ownership locale, portare innovazione sul territorio e fare in modo che le aree rurali riprendano in mano l'intera catena alimentare. L'Italia può dare il suo contributo in tanti modi: attraverso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell'Economia, ma anche attraverso la partecipazione attiva del sistema economico italiano, che può far valere il suo know-how in settori legati strettamente ai processi di trasformazione dell'agricoltura. L'Italia non è attiva nei paesi in via di sviluppo per sfruttare le risorse dei territori ma per fare cooperazione e per condividere e trasferire tecnologia contribuendo allo sviluppo rurale", ha concluso Gentiloni.

 

Secondo il Direttore Generale Sebastiani, che ha tratto le conclusioni, dal processo di trasformazione rurale devono trarre beneficio tutti, facendo in modo che i piccoli agricoltori siano "promotori del cambiamento, non vittime. Il rapporto costituisce uno strumento prezioso di conoscenza" e rappresenta "un'importante base strategica e teorica non solo per l'azione dell'Ifad ma per tutti gli attori". Per promuovere lo sviluppo rurale occorre che "le donne siano al centro del processo, che i giovani possano esprimere a pieno il proprio potenziale e che sia attribuita una forte attenzione alla tutela delle identità, dei saperi tradizionali e alla preservazione della biodiversità agraria". In questo senso, ha proseguito Sebastiani, serve "stimolare la produttività e la modernizzazione", nella consapevolezza che la trasformazione rurale si accompagna a un processo di cambiamento dell'economia. Il rapporto si colloca nel contesto di un mondo in rapida trasformazione, con una domanda sempre crescente di alimenti, la migrazione verso le città in aumento e l’impatto del cambiamento climatico e del degrado ambientale, e fornisce un’analisi approfondita delle sfide da affrontare in ogni regione e paese. Lo studio si concentra in particolare sull’impatto, in termini di riduzione della povertà, della trasformazione strutturale e della trasformazione rurale .

 

Il rapporto conclude che, affinché lo sviluppo rurale possa essere sostenibile a livello sociale, economico e ambientale, le politiche devono essere inclusive e devono riuscire a coinvolgere le popolazioni povere, e spesso emarginate, delle aree rurali nei flussi economici dominanti. Questo è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per eliminare la povertà assoluta e la fame.