Università per la pace: la Cooperazione fa il punto

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Fonte: Il Velino

La cooperazione universitaria sta fornendo un contributo sempre più rilevante alla pace in Medio Oriente. Gli sforzi del mondo accademico sono stati al centro di una conferenza alla Farnesina, a cui ha partecipato anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini. L’evento è stato organizzato in occasione del Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina in stretto raccordo con il Vicariato di Roma e con la Pastorale Universitaria del Vicariato. Dopo il saluto del ministro Frattini sono seguiti gli interventi del segretario per i Rapporti con gli stati della Santa Sede, monsignor Dominique Mamberti, e del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. L’Italia sta investendo sempre più energie e risorse per rilanciare il settore della cooperazione universitaria, avvalendosi soprattutto della nostra Cooperazione allo Sviluppo e istituendo tra l’altro un Coordinamento per la Cooperazione universitaria che faciliti e promuova i rapporti con il mondo accademico italiano.

Quando si parla di cooperazione universitaria non ci riferisce solo allo scambio di docenti e di ricercatori, ma ad una strategia più generale di sviluppo che favorisca l’interazione tra istituzioni civili ed accademiche, organizzazioni internazionali, volontari e forze di pace. Tale collaborazione vuol contribuire a creare le premesse di un dialogo costruttivo, teso a promuovere la pace e la reciproca comprensione delle popolazioni che vivono nella regione mediorientale. Tra le numerose iniziative della Cooperazione italiana in Medio Oriente, i programmi di cooperazione universitaria favoriscono la conoscenza reciproca ed il rispetto fra culture e religioni diverse, promuovono la convivenza pacifica ed una nuova cultura della solidarietà. Indirizzandosi alle fasce più giovani della popolazione, questi programmi mirano a tessere una rete di contatti, di conoscenze e di amicizie tra coloro che un domani saranno chiamati a formare la classe dirigente di Paesi, tra i quali troppo spesso è prevalsa l’incomprensione.