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Palestina. Cibo sano per una salute migliore, fattore chiave della strategia contro le malattie croniche non trasmissibili

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Un tema prioritario ed emergente per la Cooperazione italiana è rappresentato dalla prevenzione e controllo delle malattie croniche non trasmissibili che contribuiscono in modo preponderante al carico di malattia nei Paesi a basso e medio reddito.

 

In tale ambito, il 23 novembre si è svolta a Ramallah una conferenza, organizzata dalla sede AICS di Gerusalemme, sul tema “Cibo sano - salute migliore: dal produttore al consumatore”. L’iniziativa è stata inserita nella “settimana della cucina italiana in Palestina” promossa dal Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme.

 

La conferenza ha voluto promuovere il binomio “sana alimentazione e buona salute”, evidenziando come la produzione alimentare sostenibile e di qualità e la corretta alimentazione siano fattori che incidono sullo sviluppo, sul rendimento e sulla produttività delle persone, sulla qualità della vita e sulle condizioni psico-fisiche con cui si affronta l’invecchiamento.

 

Alla conferenza hanno partecipato esponenti dell’Agenzia, rappresentati istituzionali palestinesi e produttori attenti alla conservazione della biodiversità e al recupero e protezione degli ecosistemi secondo il motto di Slow Food “buono, pulito e giusto”.
Tre aggettivi che definiscono in modo efficace le caratteristiche che deve avere il cibo:
- buono relativamente al senso di piacere derivante dalle qualità organolettiche di un alimento;
- pulito, ovvero prodotto nel rispetto degli ecosistemi e dell’ambiente;
- giusto, che vuol dire conforme ai concetti di giustizia sociale negli ambienti di produzione e di commercializzazione.

 

La conferenza ha inoltre divulgato il concetto di educazione alimentare definito dall’ OMS e dalla FAO come il “processo informativo ed educativo per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione dei comportamenti alimentari non soddisfacenti, l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti e un efficiente utilizzo delle risorse alimentari”. La “buona salute grazie al buon cibo” è determinante anche nella prospettiva della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili.

 

A livello scientifico internazionale è riconosciuto che la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili inizia già nei 1000 giorni di vita, compreso il periodo di vita intrauterina. In quest’ambito, viene dato impulso a iniziative che riguardano la nutrizione e l’apprendimento precoce per l’early child development, ovvero il miglioramento dello sviluppo fisico, cognitivo ed emozionale del bambino. I primi mille giorni rappresentano una finestra di opportunità non solo per assicurare la salute psico-fisica e lo sviluppo del bambino (crescita, sviluppo cognitivo ed emozionale, benessere, ecc.), ma anche per prevenire le malattie croniche in età adulta, quali l’obesità, le patologie cardio-vascolari, il diabete e i tumori. A questa fase precoce deve far seguito un’alimentazione sana e una dieta varia ed equilibrata, che sono la base per una vita in salute.

 

L’Italia ha svolto un ruolo da protagonista in Palestina assicurando assistenza tecnica al Ministero della Salute Palestinese nel controllo delle malattie croniche non trasmissibili (cardio-vascolari, respiratorie croniche, tumori e diabete) attraverso azioni puntuali di prevenzione e diagnosi precoce, consolidando il ruolo - ricoperto dal 2013 - di Lead Donor Europeo nel settore sanitario.

 

Negli ultimi anni sono stati realizzati diversi interventi sulla nutrizione e sono stati ottenuti importanti risultati nell’ambito dei programmi POSIT e CRONO che verranno ulteriormente sviluppati ed integrati dal programma RING - Rafforzamento integrato del Sistema Sanitario Palestinese, approvato dal Comitato Congiunto il 29 settembre scorso e il cui inizio è ormai prossimo.

 

Tra l’altro, la Palestina è stato il primo paese arabo ad aver introdotto un programma di diminuzione di sale nel pane, prodotto essenziale per la nostra dieta e di largo consumo per cui il sale - se in concentrazioni superiori a quelle consigliate dall’ OMS - può aumentare il rischio di patologie quali ipertensione, malattie vascolari e tumori. Nel dicembre 2015 il Palestinian Standard Institute ha approvato - come suggerito dal Ministero della Salute con il supporto della Cooperazione italiana - la risoluzione 215/37 che regola la quantità di sale nel pane a 1,3 grammi per 100 grammi di farina, con una progressiva riduzione del 15% nei prodotti da forno nei prossimi 3 anni. Lo ricorda il libro “Il pane in Palestina” presentato a Roma il 17 marzo 2017 in occasione della conferenza organizzata da AICS sul rafforzamento della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili nei paesi a basso e medio reddito.