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Riccardi, riformare la legge sugli aiuti allo sviluppo

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È il momento di riformare la disciplina degli aiuti allo sviluppo, che attualmente si basa sulla legge 49 del 1987 sulla cooperazione. È quanto ha sottolineato il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione Andrea Riccardi intervenendo in un'audizione congiunta delle commissioni Esteri di Camera e Senato. La legge, ''rimodellata tante volte, oggi non è più una disciplina organica della cooperazione italiana'', ha spiegato il ministro dicendosi favorevole ''a riscrivere 'ex-novo' tale disciplina'' e assicurando il proprio ''impegno ai lavori parlamentari, qualora si manifestassero intenzioni in questo senso''.

Per Riccardi, il rilancio della cooperazione deve partire dalla creazione di ''un soggetto capace di favorire sinergie'' mentre fino ad oggi, ''nonostante la titolarità del ministero degli Esteri, sono ormai dieci i ministeri che si occupano di cooperazione''. Dalla formulazione della 49/87 si è verificata ''una perdita della centralità della politica pubblica di cooperazione'', ha ancora osservato il ministro. In questo senso, la recente creazione di un ministero ad hoc, per Riccardi, è ''un'importante novità anche se non è stato ancora chiarito quale sarà il nostro spazio e come potremo operare''.

Fin dal 2004, ha ricordato Riccardi, il Dac (Development Assistance Committee) dell'Ocse raccomanda all'Italia di nominare un referente politico esclusivo di rango ministeriale per la cooperazione allo sviluppo''. Mentre da ''un'analisi comparata emerge che la presenza di un ministero o di un ministro garantisce in media il doppio dell'aiuto pubblico allo sviluppo, sia in termini di volume che di percentuale del Pil''.

Da qui la necessità di una ''di un'azione d'insieme, più coordinata, altrimenti rischiamo o una cooperazione residuale che, detto in termini un po' rudi, alla fine significa soldi sprecati, oppure una cooperazione totalmente eterodiretta'', è l'invito del ministro, convinto che ''con uno sforzo comune si possa ridare spazio alla cultura e alla prassi della cooperazione del nostro Paese. Occorre liberare la cooperazione dalla subalternità alle urgenze contingenti''.

E le parole del ministro hanno trovato un generale consenso tra i parlamentari presenti all'audizione, a partire dall'ex sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che nel suo intervento ha rimarcato la ''necessità e l'importanza di un'unica regia nella cooperazione'', in controtendenza a quanto avvenuto in passato.