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Cooperazione, la strategia delle nuove Linee Guida dal 2012 al 2014

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“Il percorso della Cooperazione Italiana nell’immediato futuro, vincolato al trend decrescente delle risorse a disposizione, è obbligato. Ci si dovrà anzitutto impegnare per proseguire il percorso già intrapreso - e incisivamente improntato al rispetto degli impegni assunti insieme agli altri donatori, ai paesi partner ed alle organizzazioni internazionali - sul terreno dell’efficacia degli aiuti e dell’efficacia per lo sviluppo, secondo l’agenda internazionale della aid and development effectiveness”. È quanto si legge nelle Nuove linee guida e indirizzi di programmazione per il triennio 2012-2014 della Cooperazione italiana, appena pubblicate.

“Il nostro Paese, che ha attivamente partecipato al ciclo dei fori sull’efficacia degli aiuti, vi si sta del resto già adeguando in maniera compiuta. Tale impegno continuerà a svolgersi in base ai canoni operativi e alle raccomandazioni – rinnovate nella recente Mid-Term Review - del Comitato Aiuto Pubblico allo Sviluppo dell’Ocse, nonché nel contesto delle politiche di sviluppo dell’Unione europea in un quadro istituzionale rinnovato dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e dalla creazione del Servizio Europeo per l'Azione Esterna (Seae)”.

“Gli indirizzi di programmazione della Cooperazione rimangono pertanto ispirati ai seguenti principi – prosegue il documento - quello delle responsabilità condivise e di una trasparente collaborazione fra più soggetti (donatori e riceventi, settore pubblico, settore privato e società civile, istituzioni centrali ed enti territoriali), a cui si aggiunge la speciale attenzione da dedicare all’impatto delle iniziative di cooperazione alla luce del complesso delle fonti di finanziamento dello sviluppo. In breve, anche in continuità con quanto propugnato dall’Italia nel corso della Presidenza italiana del G8 nel 2009, si mirerà al rafforzamento della visione olistica dello sviluppo: per promuovere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile, contribuendo alla lotta alla povertà, sarà infatti sempre più determinante negli anni a venire assicurare la coerenza dei flussi finanziari (commercio, cancellazione e conversione del debito, risorse del settore privato, fonti innovative di finanziamento, ecc.) e la connessa mobilitazione di tutti gli attori (non solo governi ma anche amministrazioni locali, imprese, società civile). Foro di dialogo e di concertazione su tali principi continuerà a essere il “Tavolo interistituzionale per la cooperazione allo sviluppo”, istituito da Mae e Mef, che riunisce dal giugno del 2010 tutti gli attori, pubblici e privati, dell’aiuto italiano. Il Tavolo si sta dotando, tra l’altro, di un ‘Documento di visione condivisa’ che, frutto di un’elaborazione comune dei diversi soggetti, punti a creare un Sistema Italia della cooperazione allo sviluppo, necessario a ridurre dispersioni e duplicazioni e ad apportare legittimi benefici al nostro complessivo ‘sistema Paese’ presso i paesi beneficiari dei nostri aiuti”.

“Il Tavolo interistituzionale, che auspicabilmente rivestirà nel corso degli anni a venire un ruolo sempre più importante, verrà in prospettiva consultato anche in vista della definizione di ‘Quadri-Paese’ complessivi per le aree prioritarie della Cooperazione italiana, promuovendo attività integrate che favoriscano lo sviluppo endogeno del settore privato in determinati paesi partner – si legge nelle nuove Linee guida -. La necessità di proseguire il percorso della ‘aid and development effectiveness’ coniugata con l’esigenza di rigore dei conti pubblici e il conseguente calo delle risorse finanziarie a disposizione comporteranno altresì una ancor più decisa concentrazione su un numero ristretto di paesi effettivamente prioritari (che passano da 25 a 21). Essa assume ora carattere necessariamente più stringente. Nei paesi non prioritari andranno di conseguenza ultimate le attività già decise o già in corso di svolgimento, e onorati, laddove effettivamente possibile, gli impegni politici già assunti. Occorrerà, invece, essere ben consapevoli della possibilità di assumere nuove iniziative nel corso del triennio limitatamente ai soli casi eccezionali in cui l’intervento, anche di ridotte dimensioni, si riveli effettivamente di sopravvenuta importanza strategica o miri a soddisfare esigenze umanitarie di particolare gravità”.

“D’altra parte, alla speciale e tradizionale attenzione della Cooperazione italiana verso le situazioni di fragilità, di conflitto, o di post-conflitto, si potrà rispondere se, come auspicato, verrà rifinanziato lo strumento del cosiddetto ‘Decreto missioni internazionali’. In questo quadro di riferimento – spiega il testo - sarà inevitabile per la Cooperazione italiana anzitutto promuovere un’ulteriore razionalizzazione della rete delle Unità tecniche locali (Utl) all’estero, che sarà avviata puntando anche su un’applicazione più puntuale dei meccanismi della divisione del lavoro (DoL) fra donatori europei e in ossequio ai criteri di maggiore efficacia alla spesa che si affermano nel contesto OCSE. Ciò avverrà senza tralasciare la possibilità (al momento in corso di valutazione da parte delle competenti istanze dell’Unione Europea) di accedere alla ‘Gestione Centralizzata Indiretta’ (Cooperazione delegata), ottenendo in delega fondi comunitari e/o degli Stati membri e avviare iniziative targate Dgcs (direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina) con fondi Ue o di altri donatori europei".

Approfondimenti: LA COOPERAZIONE ITALIANA ALLO SVILUPPO NEL TRIENNIO 2012 – 2014. Linee – guida e indirizzi di programmazione (dicembre 2011).