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“Save the Children”, l’Italia resta in coda

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I dati dell'Ocse evidenziano un taglio agli aiuti a livello globale che non potrà che tradursi in uno stallo dei progressi per la riduzione della povertà e il cui costo sarà pagato in termini di vite di bambini in tutto il mondo: così “Save the Children” commenta le cifre sugli aiuti allo sviluppo. E benché la posizione dell'Italia appaia in controtendenza rispetto a tale situazione, con un aumento del 33% rispetto all'anno precedente, per l'organizzazione questo aumento "è imputabile alla cancellazione del debito" e, soprattutto, "lascia perplessi il fatto che siano considerati aiuti pubblici allo sviluppo i fondi stanziati per l'incremento degli arrivi di rifugiati dal Nord Africa del 2011".

Inoltre, sottolinea il direttore generale di “Save the Children Italia” Valerio Neri, "anche questo incremento porta l'Italia a solo il 0,19% del proprio Pil, ben distante dalla media dello 0,31% degli altri paesi". "Al di là di questa considerazione che per noi è fondamentale - aggiunge Neri - rimane il fatto che gli aiuti a livello globale vengono decurtati proprio nel momento in cui si stanno iniziando a compiere significativi passi avanti per salvare le vite di milioni di bambini. E la crisi che sta attraversando i paesi donatori non può essere la giustificazione per abbandonare al proprio destino i paesi poveri, sopratutto perché i fondi destinati agli aiuti sono veramente una percentuale irrisoria della spesa pubblica" conclude.